Il volume raccoglie una serie di saggi di argomento dantesco scritti e pubblicati in varie sedi dal 2002 al 2023. L’ordine con il quale li si ripresenta in questa sede non è però quello cronologico della loro composizione ma, seppur con qualche elasticità, quello che rispecchia il presumibile percorso dantesco. Aprono dunque il volume i saggi 1–2, dedicati a due canzoni che si ritengono precedenti alla Vita nova: La dispietata mente e E’ m’incresce di me; seguono un saggio sulla prima parte della Vita nova, uno sulla sestina Al poco giorno ed al gran cerchio d’ombra, appartenente al gruppo delle ‘petrose’ generalmente datate attorno alla metà degli anni ’90 del ’200, e uno sul sonetto Se vedi gli occhi miei di pianger vaghi, non databile con certezza ma che qui si propone di far risalire alla morte di Arrigo VII, nell’agosto del 1313, e quindi molto tardo (fosse così, sarebbe l’ultima lirica composta da Dante, ben oltre quella ch’è generalmente ritenuta tale, la canzone ‘montanina’, Amor, da che convien pur ch’io mi doglia, che risalirebbe al 1307–1308 circa). Chiudono questa prima parte un saggio dedicato all’interpretazione di un passo della canzone sulla nobiltà, Le dolci rime, sicuramente composta dopo la Vita nova e prima dell’esilio, e un altro dedicato al commento a questa stessa canzone che Dante fa nel IV libro del Convivio, dunque attorno al 1305–1306, mentre il saggio successivo considera la stretta relazione che corre tra questa opera e il contemporaneo De vulgari eloquentia, scritto tra il terzo e il quarto libro del trattato in volgare. Quanto segue affronta nodi tematici diversi: il Dante politico; la percezione che egli ha dello sviluppo economico e dell’accumulo della ricchezza in un’epoca che inaugura tanta parte della modernità; il nodo per lui fondamentale che lega la possibile felicità dell’uomo alla conoscenza (nn. 9–11). Si considera poi il suo rapporto con Seneca (n. 12) e con il Roman de la Rose (n. 13), che riprende e sviluppa in direzione particolare (al centro sta il tema del libero arbitrio) due saggi compresi in un precedente volume interamente dedicato alle canzoni di Dante (Le canzoni di Dante. Interpretazioni e letture, Le Lettere, Firenze 2017): Il Roman de la Rose e Dante. Dalla Vita nova al Convivio alle macchie lunari nel canto secondo del Paradiso (pp. 175–236), e Dal Roman de la Rose al Fiore alle rime allegoriche: sconfitte e vittorie di Ragione (pp. 237–262). Altri temi sono oggetto di altri tre saggi, dedicati rispettivamente a Dante e il dolore (n. 14), Dante e Virgilio (n. 15), L’esperienza di sé come esperienza dell’allegoria (n. 16), che tenta di definire alcuni aspetti peculiari della nozione e dell’uso che Dante fa dell’allegoria nell’articolare il passaggio dalla Vita nova alle opere successive. A questi segue una serie di ‘letture’ della Commedia: tre (nn. 17–19), su altrettanti canti dell’Inferno, XXIII (gli ipocriti), XXVI (Ulisse, che deve alcuni suoi tratti alla figura di Alessandro Magno, così com’è trattata in particolare da Seneca), XXXIV (Lucifero); due (nn. 20–21), sul Purgatorio, XX (in particolare sull’invettiva messa in bocca a Ugo Capeto) e XXVIII–XXIX (sul possibile rapporto che il personaggio di Matelda intrattiene con la storica figura di Matilde di Canossa); e due (nn. 22–23) sul Paradiso: VII (sull’incarnazione di Cristo) e XXXIII (sulla deificazione quale estremo approdo del viaggio ultraterreno). I tre ultimi, infine, sono dedicati alla Monarchia, considerata assai vicina al Paradiso e forse addirittura posteriore: alla sua assai discussa datazione sono dedicati i saggi nn. 24–25, mentre l’ultimo, n. 26, cerca di spiegare meglio di quanto si sia fatto sin qui le pagine sul duello nel libro secondo del trattato, che hanno sempre procurato notevoli imbarazzi ai lettori.