Maria Montessori, donna più insigne d’Europa, è celebrata nel genetliaco centocinquantenario nell’ambito dell’Opera Nazionale Montessori, per consegnare alla posterità attraverso il ritratto specialistico, stilizzato sia dal Pontefice Maximo sia dalla Presidenza della Repubblica Italiana, di un modello educazionale non coercitivo piuttosto filologicamente complesso (Polk, Lillard, 1996), in ragione del movimento che prende il nome dallo scienziato Montessori, ondivago tanto quanto gli itinerari di viaggio vissuti dallo scienziato dai natali nelle miti Marche, alle nazioni calviniste anglosassone e statunitense, dallo Zenit al Nadir. In via preliminare la lectio brevitas biografica oltre l’Italia dal nucleo capitolino ove è conservata, nel quartiere popolare di San Lorenzo, la Casa dei Bambini nella prospettiva cosmica tra neuroscienze pediatriche e ontologia; in stretto subordine l’importanza delle soft skills applicate alle Scuole di Insegnamento Montessori o Non–Montessori di circa trentadue dipartimenti universitari, oltreoceano, ispirati dall’esperienza che Montessori ebbe presso la Children Glass Classroom dal Congresso Internazionale delle donne a Berlino del 1896, sorto quanto alla presenza di Maria Montessori da una raccolta fondi del movimento femminile italiano, all’omologa iniziativa propria de Il Congresso Internazionale negli Stati Uniti. Il ritorno junghiano dell’eroe nella Gestalt Montessori nel Novecento Contemporaneo è embricato all’interno della narrativa freudiana per la dignità del sinallagma dell’Infanzia Estesa attraverso l’imperturbabilità sebbene i totalitarismi. Innanzitutto al centro del movimento Montessori, divenuto il terzo brand nel Mondo (Ambler, Barrow, 1996, Chhabra & Sharma, 2014), in un contesto storico di contrari fenomenologici, vive il Fanciullino (di pascoliana memoria), padre dell’Uomo, per anelare ad una umanità purista e pacificata.