Il saggio propone una rilettura del pensiero di Søren Kierkegaard attraverso il confronto con Paul Ricoeur e Luigi Pareyson, mettendo in dialogo due prospettive complementari: l’attenzione di Pareyson alla radicalità della dimensione religiosa, vissuta come crisi, inquietudine e scelta, e la riflessione di Ricoeur sul nuovo modo di filosofare inaugurato da Kierkegaard, fondato sulla critica delle possibilità esistenziali e sulla centralità della singolarità. Il nucleo dell’analisi è la categoria dell’“eccezione”, con cui Kierkegaard contesta ogni riduzione dell’esistenza individuale a sistemi universali e totalizzanti. Angoscia, disperazione, peccato, scelta, soggettività, istante, eternità, assurdo e “dinanzi a Dio” diventano così concetti decisivi per una riflessione sulla singolarità e sui limiti della ragione. Attraverso Ricoeur e Pareyson, il saggio indaga il rapporto tra filosofia esistenziale e religione, mostrando l’attualità di Kierkegaard: la critica alla razionalità totalizzante, la centralità del soggetto e l’accettazione del paradosso delineano una filosofia capace di confrontarsi con ciò che eccede il sistema, senza rinunciare al rigore concettuale. Il confronto evidenzia infine la persistente fecondità della “singolarità” per interrogare il rapporto tra ragione ed esistenza, filosofia e religione.