Fin da piccina ravviso una somiglianza con i personaggi dei fumetti, quelli più maldestri. Guai a me raccoglie, lungo un arco temporale che prende avvio dai miei 14 anni, episodi uniti da un filo rosso che segna la mia esistenza: la iella, intrecciata a un gusto particolare per il surreale. Punto a mettere in luce il lato comico di ogni esperienza, germogliato in una cornice già naturalmente buffa. Ho optato per un ordine alfabetico: è l’illusione di avere la situazione sotto controllo, almeno nel raccontarla. Non manca un’analisi quasi rigorosa della risata e del significato profondo che uno sguardo autoironico assume nella vita quotidiana. La mia si è caricata di una zavorra a seguito di un trauma; ho preso la mia cifra fantozziana e ne ho tratto una trama ben ordita. L’ilarità come atto salvifico capace di bilanciare crepe e ineludibili ricordi dolorosi.