Non si cambia la società se non si cambia la scuola, il luogo della riproduzione sociale, culturale e politica che ne perpetua la vita nel corso della storia, delle storie. Eppure, è altrettanto vero che nella inappropriabilità da parte del mercato dei suoi luoghi, nelle zone franche in cui si allevano creature giovani e piccole, ancora c’è spazio per un cammino di mutamento. La scuola può essere la levatrice di un consorzio umano più giusto, alieno alla violenza della miseria materiale e morale, delle guerre che la generano, dei poteri che ne abbisognano per perpetuarsi. Questo libro è un mosaico di voci maestre, di confronti fra compagne e compagni che ancora credono nella condivisione del pane dell’utopia, che non hanno dismesso la meraviglia per l’incontro con chi cresce, la convinzione della profonda bellezza etica del loro lavoro.