Le sculture non sono soltanto oggetti. Sono il risultato di una regola che governa la disposizione della materia, di un vincolo che il materiale impone, di una decisione che seleziona fra configurazioni equivalenti — e proprio in questo assomigliano, assai più di quanto si supponga, ai sistemi che oggi generano forme per via computazionale. Questo volume conduce un’indagine morfologica sistematica sull’opera scultorea di Emanuele Viscuso, ricostruendo la grammatica generativa che dal 1985 governa la sua produzione, per confrontarla con le logiche dei modelli generativi contemporanei. Organizzato in dodici capitoli, il testo procede dall’analisi della singola opera verso la formalizzazione geometrica: il modulo disposto in serie progressiva, la spirale ottenuta per accumulo, la piega e il risvolto nella geometria delle superfici, la scala architettonica, i gruppi di trasformazione, l’auto-similarità, la morfogenesi, fino alla geometria degli spazi latenti insieme alla questione dell’intenzionalità. La tesi centrale è di convergenza strutturale anziché di causalità storica: due pratiche indipendenti, operanti con mezzi incommensurabili, hanno affrontato il medesimo problema formale approdando a soluzioni che condividono proprietà specificabili. Il volume dichiara in ciascun capitolo quali affermazioni siano documentate, quali argomentate, quali soltanto proposte, indicando le vie mediante cui la propria tesi può essere contestata. Comprendere come una forma venga generata — davvero, nel suo dettaglio formale — è oggi una competenza che riguarda l’arte quanto la scienza.